statistiche siti webSHATKARMA - RITI DI PURIFICAZIONE DEL CORPO - SempliceMente Yoga Asti di Marco Gallo

L’Hatha Yoga, come descritto nelle prime Upanishad, era composto dagli Shatkarma. Shat significa “sei” e Karma “azione”; gli shatkarma consistono in 6 gruppi di pratiche di purificazione del corpo, e Lo scopo dello hatha yoga e dunque degli shatkarma, è di creare armonia tra i due principali flussi pranici, Ida e Pingala, raggiungendo in tal modo la purificazione, e l’equilibrio sia fisico che mentale.

Gli Shatkarma aiutano il praticante ad entrare in contatto con alcuni processi che avvengono all’interno del proprio corpo. Questa intimità non si ferma in superficie, ai muscoli, alle ossa e alle articolazioni, ma va più in profondità.

Le tecniche di pulizia dello yoga infatti potrebbero darti una comprensione più profonda del funzionamento degli organi interni, della respirazione, delle forze vitali o delle energie più sottili che governano il tuo corpo. Lo stesso Patanjali, nei suoi Yoga Sutra, pone particolare enfasi alla purificazione del corpo all’inizio del cammino spirituale: il primo degli Niyama infatti è Saucha, la purezza.

Inoltre, le tecniche di purificazione sono considerate uno strumento molto importante per raggiungere l’armonia del corpo e della mente, fondamentali per andare a fondo nella pratica delle asana e del pranayama; nell’Hatha Yoga Pradipika, uno dei testi tradizionali fondamentali sullo yoga, sono considerate obbligatorie per aiutare il praticante a bilanciare i tre elementi fondamentali del corpo (dosha). Tuttavia queste tecniche non dovrebbero essere imparate sui libri, né insegnate da persone inesperte.

I SEI SHATKARMA SONO:
1-Nauli
2-Neti
3-Basti
4-Trataka
5-Kapalabhati
6-Dhauti

NAULI

Nauli kriya viene tradotto come “la pulizia dell’ombelico” e consiste nel contrarre i muscoli addominali, isolando i muscoli centrali dell’addome e spostando il muscolo retto addominale con un movimento ondulatorio.

Questo moto ritmico stimola la peristalsi intestinale, tonifica il fegato e contribuisce a migliorare la digestione. Nauli kriya inoltre aiuta a mantenere attivo ed efficiente tutto il sistema digerente ed escretorio del corpo.

Per eseguire correttamente Nauli, occorre essere padroni dell’Uddiyana Bandha.

Nella posizione in piedi, con le gambe leggermente divaricate, si esegue Uddiyana Bandha e mantenendo la depressione nel ventre, si spingono in fuori i retti addominali, poi si cerca di isolare gli addominali di destra, poi quelli di sinistra, poi di nuovo insieme, dando l’impressione di un movimento rotatorio dell’addome. Quando subentra la necessità di inspirare, si rilassa l’Uddiyana Bandha, si mantengono gli addominali controllati, e si inspira lentamente. Si ripete Nauli invertendo il movimento dei retti addominali.

Devono evitare Nauli le persone che soffrono di ulcera peptica o duodenale ed ernia.

Nauli dovrebbe essere ripetuto tutte le mattine, e nel giro di tre mesi si avrà la completa padronanza della tecnica.

Nauli stimola tutti gli organi addominali massaggiandoli, cura la costipazione stimolando la peristalsi, elimina disturbi agli organi sessuali mantenendoli sani. Risveglia il Manipura Cakra.

 

NETI

Questa tecnica per la pulizia delle fosse nasali proviene dalla millenaria tradizione indiana, dove viene consigliata per una corretta pratica dello Hata Yoga che richiede l’assenza di ostacoli nel passaggio dell’aria attraverso il naso. Ma non solo, una pratica costante dello Jala Neti permette di prevenire i disturbi da raffreddamento, le sinusiti, allevia le allergie, migliora l’olfatto, rende più libera la respirazione. Inoltre il flusso dell’acqua decongestiona gli occhi e le orecchie e stimola i nervi del cranio rendendo la mente più chiara.

Per pulire le fosse nasali servono poche cose: acqua potabile, sale, e una Lota Neti, un recipiente simile a una teiera. Si riempie la Lota con acqua tiepida e salata (all’incirca un cucchiaino di sale per mezzo litro d’acqua). Si introduce quindi il beccuccio in una narice, piegando la testa lateralmente. L’acqua scorre all’interno della narice e fuoriesce dall’altra per forza di gravità. Tale procedimento deve essere ripetuto anche per l’altra narice. Al termine occorre soffiare fuori delicatamente tutta l’acqua, che porterà con sé i residui (muco, batteri, polveri, inquinanti) che in mancanza di questa pulizia rimarrebbero all’interno del nostro organismo.

Questa irrigazione nasale può essere eseguita una volta al giorno, anche se per sentire i suoi benefici effetti sono sufficienti 2-3 esecuzioni alla settimana. Questa tecnica non può essere effettuata in caso di età inferiore a quattro anni, o di epistassi (sangue dal naso) cronica. La semplicità dello Jala Neti e l’assenza di prodotti chimici o farmaci la rendono utilizzabile anche da donne incinte.

Molti si spaventano all’idea dell’acqua salata, e si chiedono se lo stesso effetto non sia ottenibile con un pò d’acqua dolce. Ciò non è possibile in quanto il corpo umano accetta male liquidi non fisiologici, e poiché i liquidi corporei hanno una concentrazione salina (0,9 %), occorre aggiungere del sale. E’ più opportuno usare autentico sale Himalayano, anzichè il comune sale marino da cucina in quanto quest’ultimo contiene additivi e sostanze inquinanti che lo impoveriscono. Bisogna comunque stare attenti a dosare bene il sale: troppo sale può creare bruciore, troppo poco, o niente, provoca dolore. Per lo stesso motivo, è bene che l’acqua non sia fredda. Piuttosto leggermente più calda della temperatura corporea, ma mai fredda. Ognuno, con la pratica, trova il suo dosaggio ideale.

 

BASTI

Basti è la pratica di pulizia dell’intestino, cui tutte le “medicine tradizionali”, compresa quella ayurvedica, quella cinese, la vecchia fitoterapia nostrana ecc.. attribuiscono un’importanza fondamentale in relazione alla condizione del vero benessere fisico e in larghissima misura anche alla salute mentale.

Rispetto a quanto scritto sulla Gheranda Samhita (testo sapienziale classico dello Yoga) ove le indicazioni erano estremamente scarne per mancanza di “strumenti” idonei allo scopo da raggiungere, ovvero l’evacuazione completa dell’intestino, i più moderni e pratici aggeggi da clistere (la borsa di plastica da 1 litro e mezzo), reperibili in tutte le farmacie, sembrano perfettamente in linea con le aspettative del futuro yogi.

In questa borsa viene versato i litro e mezzo di decotto di malva e camomilla, a temperatura ambiente, con l’aggiunta di un cucchiaio di olio d’oliva. Il clistere viene applicato stando sdraiati su un letto o per terra, prima su un fianco, poi sull’altro, poi in posizione genupettorale,e aiutandosi con un po’ di Nauli (rotazione dei muscoli retti addominali) affinché l’acqua introdotta circoli in tutte le anse intestinali e rimuova completamente la materia fecale.
A conclusione del Basti, se si ha l’impressione che lo svuotamento non sia stato sufficiente, si può ripetere con le stesse modalità nei 2-3 giorni successivi

TRATAKA

La parola Trataka significa guardare, fissare. La tecnica più comune, nell’Hatha Yoga, consiste nel mantenere lo sguardo fisso su una fiamma di candela.

Il corpo deve sedere immobile, davanti ad una candela accesa, posta all’altezza degli occhi e distante circa 60-70 cm. dal viso. Inizialmente gli occhi sono chiusi, poi quando ci si sente pronti si aprono e si mantiene lo sguardo fisso sul punto più luminoso della fiamma. Le palpebre non devono chiudersi mai.

Questa fissità dello sguardo, provocherà, dopo alcuni minuti, una abbondante lacrimazione. A questo punto si deve smettere, chiudendo gli occhi. Ad occhi chiusi bisogna concentrare lo sguardo mentale sull’immagine impressa sulla retina fino a quando essa non svanisce, allora si riaprono gli occhi e si ricomincia Trataka.

La durata del Trataka varia da 15 minuti a 20 minuti, e per scopi spirituali deve essere mantenuto più a lungo.

Le ore migliori per praticarlo sono le prime ore dell’alba, ma anche durante la giornata lo si può eseguire, purché lontano dai pasti, per non compromettere la digestione.

La lacrimazione prodotta dal Trataka è un buon lavaggio all’occhio attraverso la stimolazione delle ghiandole lacrimali. Ma l’azione di tale tecnica si estende oltre l’aspetto fisico, infatti essa dona, se praticata regolarmente, una enorme capacità di concentrazione, da cui deriva la capacità di entrare in Pratyahara e quindi di sperimentare la meditazione.

Vi sono altre forme di Trataka, per esempio il fissare il sole nascente, quando la sua luce non è ancora abbagliante; fissare un punto posto davanti agli occhi; una sfera di cristallo (i nostri veggenti conoscevano le tecniche di Trataka); la superficie immobile dell’acqua contenuta in una bacinella (Nostradamus utilizzò questa tecnica di Trataka per scrutare nel futuro); la nostra immagine riflessa nello specchio; gli occhi di un’altra persona. Le ultime quattro tecniche sono vivamente sconsigliate a persone che non hanno una guida esperta nel Trataka.

 

 

KAPALABHATI

Il termine Kapala significa cranio e Bhati significa lucente.

Kapalbhati è quindi la pulizia del cranio. E’ una tecnica di Pranayama e va eseguita possibilmente in Padma Asana, se ciò non è possibile si può assumere Vajira Asana.

Il torace deve essere aperto, le spalle rilassate, la schiene dritta. Si esegue un’inspirazione profonda, una esalazione completa, poi si inspira ancora completamente e mantenendo il torace aperto e pieno d’aria si inizia una respirazione veloce, spingendo con forza l’addome in dentro. Questo movimento deve sgonfiare i lobi inferiori dei polmoni; per l’inspirazione basterà rilassare l’addome e l’aria entrerà così automaticamente.

Avremo quindi un’esalazione attiva e una inspirazione passiva. Questa respirazione deve essere eseguita velocemente con un ritmo di due esalazioni al secondo, per un totale che varia, a seconda delle capacità individuali, da un minimo di 30 battute a un massimo di 120 battute per ciclo. Si devono eseguire un minimo di cinque cicli. Al termine di ogni ciclo si dovranno eseguire un Kumbhaka a polmoni pieni e uno a polmoni vuoti con Bandha Traya.

L’azione energica dei muscoli addominali, aiuta la circolazione sanguigna spingendo al capo una maggiore quantità di sangue ben ossigenato. Sarà proprio il sangue a rendere lucente il cranio, con ciò che vi è contenuto.

E’ bene che evitino Kapalbhati coloro che soffrono di pressione alta e di disturbi cardiaci.

 

DHAUTI

Con Dhauti si intende la pulizia generale del corpo, ma i principali Dhauti sono: Vamana Dhauti e Shankhaprakshalana (Varisara Dhauti).

VAMANA DHAUTI

E’ la pulizia dello stomaco. Essa viene eseguita in tre modi differenti: con l’acqua, o Kunjala Kriya; con l’aria, o Vatsara Dhauti e con un oggetto, o Vastra Dhauti.

Kunjala Kriya

La tecnica è molto semplice, si devono bere cinque o sei bicchieri d’acqua tiepida, leggermente salata (il sale impedisce all’acqua di essere subito assimilata), poi ci si piega in avanti inserendo due dita in gola e massaggiando il fondo della lingua. Questo, dopo poco, stimola il vomito e l’acqua sarà rigettata. Si deve continuare fino a che lo stomaco non è completamente vuoto.

Kunjala Kriya deve essere fatto al mattino, prima di fare colazione. Converrà aspettare una ventina di minuti prima di assimilare cibo.

Chi soffre di ulcera, disturbi cardiaci, ernia, dovrebbe astenersi dal praticare Kunjala Kriya.

Questa tecnica dovrebbe essere praticata per quaranta giorni; essa previene e cura l’acidità di stomaco, l’aerofagia, rimuove tosse, irritazione alla gola, asma leggera, bronchite. Tonifica lo stomaco aumentando il fuoco gastrico, tonifica tutti gli organi addominali.

Vatsara Dhauti

Si deve ingoiare aria e la si deve mantenere per qualche tempo nello stomaco, per poi espellerla con un rutto. E’ una tecnica per rinvigorire lo stomaco.

Vastra Dhauti

Si deve ingoiare una garza larga cinque centimetri e lunga dai sette ai dieci metri. Con le dita si spinge la garza il più profondamente possibile in gola in modo che venga agganciata dall’esofago.

Non è una tecnica semplice, infatti il primo problema è riuscire a superare i conati di vomito prodotti dalle dita che spingono la garza in fondo alla gola, il secondo problema è il riuscire a ingoiare la garza; Il cervello, infatti, si rifiuta di ingerire cose che non riconosce come commestibili.

Si deve iniziare con l’ingerire solo alcuni centimetri di garza aiutandosi bevendo un po’ d’acqua, e ogni giorno aumentare la lunghezza. Quando la garza è ingerita si deve fare Nauli in modo che essa freghi contro le pareti dello stomaco. A questo punto viene estratta tirando delicatamente il capo della garza rimasto fuori.

La durata complessiva di Vastra Dhauti non deve superare i venti minuti. Se la garza rimane nello stomaco più di venti minuti, incomincia a passare nell’intestino. Se ciò accadesse, basterà tirare leggermente e i muscoli del piloro lasceranno la presa.

Vastra Dhauti, se allenato tutti i giorni, in capo a un mese si è in grado di eseguirlo correttamente in dieci minuti. Andrà eseguito ancora per un altro mese, dopodiché si abbandona. Esso cura tutti i disturbi addominali, la febbre, l’ingrossamento della milza, la lebbra, disturbi alla bile, disturbi prodotti dal catarro.

SHANKHAPRAKSHALANA

Il termine Shankha significa conchiglia, ed è riferito agli intestini; Prakshalana significa lavaggio completo. Quindi Shankhaprakshalana è il lavaggio completo dell’intestino.

Anche questa è una tecnica che va eseguita al mattino a stomaco vuoto e possibilmente in un’atmosfera rilassata.

Si incomincia bevendo un paio di bicchieri di acqua calda leggermente salata (un cucchiaio raso di sale per litro), si eseguono in successione cinque Asana da ripetere almeno otto volte ciascuna: Tadasana, Tiryaka Tadasana, Kati Cakrasana, Tiryaka Bhujangasana, Udarakarshana Asana. Le Asana hanno lo scopo di spingere l’acqua nell’intestino. Terminate le posizioni, si bevono altri due bicchieri di acqua e si ripete la sequenza di Asana. Si ribevono altri due bicchieri d’acqua, si rifanno le Asana. Si continua in questo modo fino a quando non giunge lo stimolo di evacuare. Eseguita la prima evacuazione, dobbiamo continuare a bere l’acqua e ripetere le Asana. Al secondo stimolo possiamo sospendere le posizioni ma dobbiamo continuare a bere fino a quando non vediamo uscire solo acqua pulita. A questo punto abbiamo terminato Shankhaprakshalana.

Liberiamo lo stomaco dall’acqua residua facendo Vamana Dhauti, ungiamo con dell’olio d’oliva l’ano e poi ci rilassiamo per una trentina di minuti.

Dopo circa due ore dalla fine di Shankhaprakshalana possiamo mangiare un piatto di riso condito con burro.

Con questo lavaggio si elimina completamente il materiale tossico che può accumularsi negli intestini. Vengono curati problemi legati al sistema digestivo, il diabete, costipazione, dissenteria.

E’ una pratica che dovrebbe essere ripetuta ad ogni cambio di stagione.

Esiste una forma leggera di Shankhaprakshalana, ed è Laghu Shankhaprakshalana. Consiste nell’ingerire un paio di bicchieri di acqua calda leggermente salata, tutte le mattine e farli seguire dalla sequenza sopracitata di Asana. Combatte la stitichezza, la costipazione, gas intestinali, acidità di stomaco; previene le infiammazioni alle vie urinarie e la formazione di calcoli ai reni.

Per completare la pulizia del corpo, esistono forme minori di Dhauti: Danta Dhauti o pulizia dei denti; Jihva Shodhana, o pulizia della lingua; Karna Dhauti, o pulizia delle orecchie; Kapala Randhra Dhauti, o lo strofinamento del pollice alla radice del naso; Caksua Dhauti, o pulizia degli occhi; Mula Shodhana, o pulizia del retto; Ajnisara, o purificazione col fuoco.

 

SHATKARMA – RITI DI PURIFICAZIONE DEL CORPO